Cagliari, provincia di Montevideo

In questo momento Fabian O’Neill è da qualche parte tra calle Martìn Garcìa e calle Juan José de Amézaga a Montevideo, dando una mano nel mercato ortofrutticolo della capitale uruguagia con in corpo il solito bicchiere di troppo. Una fine ingrata a soli 45 anni per uno dei talenti più cristallini che il calcio abbia mai visto. E a dirlo sono tutti coloro che hanno giocato con lui, da Daniele Conti a Zinedine Zidane.

Zizou con il libro Hasta la Ultima Gota che descrive la vita di Fabian O’Neill

Alla fine degli anni Novanta però c’è stato un momento in cui la carriera di O’Neill sembrava davvero destinata a grandi cose. La vita privata era sempre complicata, dalla passione per le donne e i cavalli fino ai problemi con l’alcool, ma dentro il campo con la maglia rossoblù del Cagliari, e una bella scritta Pecorino Sardo sul torace, il trequartista uruguaiano scherzava i difensori avversari con uno dei destri più educati visti negli ultimi anni in Serie A. Non è un caso che Cagliari sia stata la sua unica seconda casa: c’è qualcosa che lega il capoluogo della Sardegna con l’Uruguay. Qualcosa di mistico, nonostante i quasi 11 mila chilometri che li separano.

Fabian O’Neill con la maglia del Cagliari

Sono 20 in totale gli uruguagi passati in rossoblù nei 99 anni di storia del Cagliari. Dopo gli italiani, per numero, sono la nazione che ha rappresentato maggiormente la squadra sarda. Non un caso. I legami tra l’Uruguay e la Sardegna sono diversi. Entrambe furono considerate da Garibaldi come delle seconde case e se passeggiate a Montevideo potreste incontrare la piazza in onore del letterato Osvaldo Crispo, figlio dell’immigrato di Codrongianos Giovanni Antonio Crispo Brandis. A Cagliari e a Montevideo si arriva dal mare, anche se siete a bordo di un aereo, e la prima cosa che noterete sarà l’abbraccio dell’acqua dato al golfo che protegge la città. A Cagliari c’è la Sella del Diavolo a Montevideo Punta Carretas.

la Sella del Diavolo vista dalla “prima fermata” della spiaggia il Poetto

La cosa particolare è che Cagliari, attraverso i giocatori sbarcati in Sardegna, ha ripercorso tutte le anime del Paese sudamericano. Dalla leadership del caudillo Lopez, passando alla classe nostalgica di Francescoli, fino alla follia buona di Dario Silva.

Come ogni buona storia d’amore la relazione tra Cagliari e l’Uruguay inizia in malo modo. Galeotto fu il Mundialito del 1981 e la partita tra uruguagi e azzurri a Montevideo, finita 2-0 per i padroni di casa. A impressionare, mandando letteralmente in tilt Fulvio Collovati, fu Waldemar Barreto Victorino. Autore del secondo gol de la Celeste. Una prestazione che convinse il Cagliari a portarlo in Sardegna. Risultato? 10 presenze e zero gol in Serie A e 7 e 2 reti in Coppa Italia. Non il massimo per un attaccante. Nell’Italia degli anni Ottanta non mancarono le frecciate e le storie più o meno ironiche con i giornali che si interrogarono se il Victorino arrivato in Sardegna fosse davvero l’originale oppure un lontano parente, e ci fu pure chi fece polemica con l’età del giocatore, all’epoca trentenne, e accusato di avere più di 40 anni.

Uruguay-Italia 2-0, con la seconda rete di Victorino

Se l’amore non sbocciò con Victorino l’Uruguay conquistò Cagliari al secondo tentativo. Questa volta con un attaccante vero: Daniel Fonseca. I dentoni del calcio anni Novanta prima dell’arrivo di Ronaldinho. Punta moderna e tecnica Daniel aiutò i sardi nella Serie A 1990-91 (8 gol) e nel 1991-92 (9 gol) a restare in massima serie. Fu abbastanza apprezzato per la sua grinta visto che più volte giocò nonostante problemi fisici. Nell’estate del 1992 però la rottura dell’amore, nel modo peggiore possibile. Daniel va al Napoli. Di fatto la squadra, insieme a Torres e Juventus, più odiata dai cagliaritani. Il 6 dicembre 1992 Fonseca torna per la prima volta da ex in Sardegna, il pubblico lo fischia, lo insulta, i sardi vincono 1-0 (gol di Francescoli, e subito arriviamo anche a lui), e Daniel viene espulso. Uscendo applaude ironicamente i suoi ex tifosi e prepara la vendetta. E siamo al 17 ottobre 1993: Cagliari-Napoli 1-2. Doppietta di Fonseca che dopo il primo gol corre verso la curva Nord e fa il gesto dell’ombrello ai tifosi rossoblù. Da lì si inizia a capire che tra Cagliari e l’Uruguay sarà per sempre una storia d’amore e odio. Come le più belle della nostra vita.

Il gesto di Fonseca sotto la Curva del Cagliari nel 1993

Come spesso è accaduto nella storia rossoblù il Cagliari è la prima squadra a portare i talenti uruguaiani in Serie A. E nell’estate del 1990 insieme ai denti e ai gol di Fonseca sbarcano alla Marina anche Enzo Francescoli, El Principe, e José Herrera. Se quello per Fonseca fu colpo di fulmine bruciato in fretta l’amore per Francescoli e Herrera arde ancora in città. La classe del Principe e i polmoni di José. Enzo in tre stagioni in Serie A fa prima 4, poi 6 e infine 7 gol. Pochi per uno che arrivava a Cagliari dopo una semifinale di Champions persa con il Marsiglia. Ma le sue giocate trascinano letteralmente i rossoblù dalla lotta salvezza alla qualificazione in Coppa Uefa. Centrata l’Europa lui passò al Torino, perché niente può essere scontato nel rapporto tra Cagliari e Uruguay, ma questa volta al suo ritorno da avversario niente fischi o insulti. Solo applausi e fiori: Cagliari si era definitivamente innamorata del cuore uruguagio.

Il ritorno da ex a Cagliari per El Principe dopo la conquista della Uefa

Dalla classe di Francescoli all’imprevedibilità di Dario Silva. La scimmietta, Sa Pibinca, come lo chiamavano i tifosi. Letteralmente una palla impazzita inserita all’interno di un rettangolo verde. Dario Silva, arrivato nel 1995 a Cagliari, poteva fare gol straordinari come sbagliarne a porta vuota. Dopo un incidente nel 2006 ha subito l’amputazione di una parte della gamba destra ma ogni volta che torna a Cagliari sente il calore e le battute di quando giocava in rossoblù.

Dario Silva e Diego Lopez ad Asseminello

Fin qui ogni storia tra uruguaiani e il Cagliari è stata diversa. L’odio e amore di Fonseca. La classe di Francescoli, la follia buona di Dario Silva e il cuore di Herrera. Ma nel novembre del 1995 sbarca in città Fabian O’Neill. E aggiunge un nuovo capitolo. L’esempio calzante di come un talento purissimo senza una grande forza psicologica non può nulla nello sport professionistico. La miglior stagione di Fabian a Cagliari è il 1998-99, chiuso con cinque gol. L’anno dopo è ancora a Cagliari ma nell’estate 2000 la Juventus decide di comprarlo. E di fatto la sua carriera calcistica finisce lì.

O’Neill in gol contro la Roma

Fabian è in campo l’anello che congiunge il numero 10 anni Novanta con il trequartista moderno. Ossia è al tempo stesso il giocatore più talentuoso della squadra con molta libertà di movimento tra centrocampo e attacco ma anche il play in grado di prendere palla già dalla difesa, che aiuta in fase di non possesso e soprattutto che non si limita alla rifinitura ma una volta effettuato il passaggio esegue l’inserimento in area. O’Neill è incredibilmente attuale per come sta in campo. Senza dimenticare che con quel destro da fermo faceva da uomo-assist.

Sul finire del secolo scorso Cagliari ha abbracciato gli ultimi due grandi uruguagi della sua storia: Diego Lopez e Nelson Abeijon. Lo ha fatto perché nell’incredibile percorso rossoblù mancava un caudillo venuto da Montevideo e lo ha trovato in Lopez. Un leader in tutti i sensi. Il barbiere da cui vado qui a Cagliari, lo stesso scelto da Allegri e Nainggolan nel loro periodo in Sardegna, racconta sempre della prima volta che Diego varcò la soglia del suo salone. Per lui che andava allo stadio con la maglia numero 6 fu un’emozione incredibile tagliare i capelli a Lopez. Tagliare i lunghi capelli del caudillo rossoblù, una scena quasi epica o biblica. Impiegò quasi due ore.

Lopez e Abeijon in rossblù

In tempi più recenti c’è stata la meteora Matias Cabrera e la breve parentesi di Matias Vecino. In gennaio è arrivato il centrocampista Christian Oliva, dopo che l’affare Nahitan Nandez è saltato. Nandez sarebbe stato un guerriero uruguagio perfetto per la tradizione rossoblù, e non è da escludere che il Cagliari riprovi l’assalto in estate. Oliva è ancora un oggetto del mistero. Arrivato per sostituire il probabile partente Barella non ha mai giocato. Insomma da troppi anni Cagliari aspetta il suo nuovo uruguaiano. Chi scriverà il nuovo capitolo di questa storia di lacrime, gioie, amore e odio?

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