I problemi della Juventus e del calcio italiano in Europa

Juventus-Ajax ha scoperchiato il vaso di Pandora del calcio italiano: non basta Cristiano Ronaldo per tornare protagonisti in Europa. A dirla tutta questa Champions League per i bianconeri è stata molto deludente, secondo tempo con i ragazzi terribili olandesi a parte. Quattro sconfitte in sole dieci partite sono troppe, e a parte il primo tempo in casa dello United e il ritorno con l’Atletico Madrid la banda di Allegri non ha mai dato l’impressione di dominare gli incontri. Come invece ci si poteva aspettare dopo l’arrivo di CR7.

I 45′ di dominio giocati dall’Ajax all’Allianz Stadium hanno dimostrato che la Juventus, in maniera abbastanza evidente quest’anno, non ha una propria identità di gioco. No, essere cinici è un’atteggiamento, una qualità ma non può essere la chiave del tuo giocare a pallone. E di fatto il problema non è solo dei bianconeri. Andiamo a memoria, troviamo una squadra italiana capace in Europa di imporre un proprio marchio di fabbrica. Dobbiamo risalire al Milan di primi anni 2000. L’Ajax ha un suo stile, così come il Liverpool, il City o il Barcellona. La Juventus no.

Illustrazione di feddewap

La prima cosa che è saltata agli occhi di tutti, specie nella ripresa, è: ma quanto corrono questi? In realtà l’Ajax ha sì corsa, vista anche la bassissima età media della formazione titolare, ma dà solo l’impressione di macinare più km degli avversari. L’Ajax semplicemente fa correre la palla. Una cosa banale che ti insegnano da bambino, stop e passaggio, con il mister che ti urla dietro e ti dice che se corre il pallone tu corri di meno e fai correre il tuo avversario. Un aspetto alla base del gioco che in Serie A, da anni, sembra essere andato perso tra tattiche e voglia di non prenderle per primi. Chi corre di più di solito insegue il gioco altrui, non è un segreto che in questo campionato le due squadre per media km a partita siano Chievo e Bologna.

Qualche giorno fa, in occasione della festa dei 49 anni dallo scudetto del Cagliari, ho fatto una chiacchierata con Adriano Reginato, storico secondo portiere dei rossoblù di Riva, alla Sardegna Arena. Dall’esperienza dei suoi 81 anni e con la spensieratezza di un ragazzino Reginato mi ha dato una visione, a mio avviso illuminante, del calcio italiano moderno: «Il calcio di oggi è pressing e velocità. Intesa non come scatto ma come abilità nel giocare a un tocco. Molti dei giocatori dei miei tempi ora faticherebbero, noi eravamo più fisici e tattici. E in Italia un po’ siamo ancora legati a questa filosofia. Anche se uno come Riva ora farebbe 50 gol a stagione».

Gigi Riva in acrobazia

Ecco: tattica e fisicità. A guardar bene la stagione della Juventus in Champions pare che il calcio italiano sia ancora lì. Cristiano d’altronde ha segnato sempre di testa più un rigore nella fase a eliminazione diretta e tutti ci siamo esaltati per la mossa di Allegri con Emre Can contro l’Atletico. Tattica e fisicità contro pressing e velocità. Guardando i risultati delle italiane in Europa la seconda filosofia di gioco al momento è di gran lunga quella vincente. E forse allora la storia del campionato poco allenante non dovremo raccontarcela più. Magari sarebbe il caso di cambiare atteggiamento, più pressing e giocate di prima. Certo, arriverebbe qualche gol di troppo, sicuramente molti in più rispetto ad ora, ma intanto la Serie A ne guadagnerebbe in spettacolo e magari poi arriveranno anche i risultati in Europa.

9 tocchi di prima in un’azione. Con la Juve che insegue. L’idea di gioco dell’Ajax

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