Il sorriso: la lingua universale

Nelle ore successive ad Ajax-Juventus di Champions League in Internet è diventato virale il video di Cristiano Ronaldo che, mentre alla Johan Cruijff Arena risuonava l’inno di Tony Britten ispirato dalla composizione Zadok the Priest di Georg Friedrich Händel (il DE CEMPIOOOON per capirci), sorrideva e faceva un buffetto a un ragazzo olandese che lo guardava con gli occhi spalancati per aver visto per la prima volta il proprio idolo dal vivo.

La cosa più bella è proprio il sorriso rivolto dal portoghese al ragazzino, che appena ricevuto il buffetto ci mette qualche istante a metabolizzare il fatto che Cristiano Ronaldo ha scambiato uno sguardo proprio con lui. Parliamoci chiaro, durante i pre-partita i giocatori scambiano continuamente numerosi gesti d’affetto con i bambini scelti per accompagnarli sul terreno di gioco. Non siamo dunque di fronte a una novità. Molti si limitano a un cinque, un occhiolino o qualche scherzo. Il sorriso però è il linguaggio più universale di tutti.

Potrebbe sorprenderci vedere come in certe culture gesti che per noi hanno un significato ben preciso assumo totalmente un altro valore. Pensiamo, per esempio, al pollice in su per dire “Ok”, oppure al semplice gesto per fare sì o no con la testa. Non per tutti questi metodi comunicativi hanno lo stesso significato. Con il sorriso invece non si sbaglia, con il sorriso si parla tutti la stessa lingua.

Quali sono i tre sorrisi più iconici della storia del calcio?

Dinho, l’icona del Joga Bonito

Il sorriso ha diverse sfumature di significato. Esprime su tutti divertimento. E nessuno nella storia del calcio ha avuto un sorriso più contagioso di quello di Ronaldinho. Esaltato invece che penalizzato da una dentatura imperfetta ma caratterizzante Dinho è l’icona del Joga Bonito brasiliano. Riassume in un unico gesto gran parte della cultura del suo paese e al tempo stesso esprime la gioia primordiale del ragazzino che dopo la scuola esce finalmente per giocare a pallone con gli amici.

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Un sorriso però può essere anche sinonimo di sfacciataggine. C’è chi sorride davanti agli alti e bassi della vita e c’è chi sorride quasi per sbeffeggiare l’avversario. Icona nell’arte dell’irridere il giocatore che aveva davanti non può che essere Omar Sivori. Guascone, con quell’aria da sicuro di sé e la faccia da schiaffi. Con quel mezzo sorriso sempre stampato sul volto e quello spazio evidente tra i due denti centrali. Così come molto evidente era lo spazio tra una gamba e l’altra dei suoi avversari quando gli affrontava nell’uno contro uno. Tunnel, dribbling, altro tunnel.

Guardando questo video penserete subito due cose: ma quanti calci prende? Ma quanto pesava quel pallone?

Il sorriso è anche empatia. Capacità di rincuorare gli altri con un gesto che sa mettere calma. Ecco Roberto Baggio nel gioco del calcio non passerà mai come un giocatore felice. Difficile trovarlo sorridente in campo, troppi demoni interni, una lotta continua del suo io contro quelle ginocchia. Baggio è il giocatore che mi ha regalato maggiori sorrisi e maggiori lacrime nella mia infanzia. Il primo ricordo nitido che ho della mia esistenza è a quattro anni, seduto sopra la finestra della sala da pranzo di mia nonna materna. Fuori un caldo indescrivibile e io piango come un disperato. Non riesco a smettere. Roberto Baggio ha appena sbagliato quel rigore a Pasadena nella finale Mondiale. Lui che per me era come un supereroe infallibile ha fallito. Forse la vita ha iniziato a insegnarmi da lì. Grazie Roby.

Che ci fa allora Roberto Baggio in questa classifica? Semplice, Baggio per i suoi compagni, specie nell’ultima parte della sua carriera a Brescia e poi una volta ritiratosi, è stato l’uomo a cui affidarsi. Quello che nel momento di massimo bisogno cerchi con lo sguardo per capire se tutto andrà bene. E in questi casi lui, tra un tormento e l’altro, trovava sempre un sorriso per te. Vi sfido a trovare una sua foto triste nelle ultime foto con Borgonovo. Stefano ormai messo in ginocchio dalla “Stronza”, come lui chiamava la SLA, eppure Baggio è lì. Con quel sorriso che dice: combattiamo insieme.


“Ti voglio bene, sei un esempio e ora hai trovato la tua porta nel cielo”

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