VARiazione al gioco

Per anni abbiamo discusso sul fatto che la moviola, o VAR che dir si voglia, fosse un bene o un male per il calcio. Poi la VAR è arrivata e abbiamo continuato a discutere sulla possibilità che la tecnologia applicata al pallone fosse un bene o un male per questo sport. In realtà non abbiamo capito il quesito posto dall’introduzione dell’assistenza video per gli arbitri. La VAR non è un bene o un male, o meglio potrebbe rappresentare questa domanda in caso di gravi errori specie nelle partite più importanti, ma la questione è un’altra: il VAR ha cambiato definitivamente il gioco del calcio?

Come sempre la lente di ingrandimento la pongono le partite decisive, e gli ottavi di Champions League tra Porto e Roma e tra PSG e United sono stati l’ennesima occasione di discussione, una delle prime a livello europeo dopo i dibattiti in Serie A, sull’uso del VAR. Molti giornalisti e tifosi, soprattutto giallorossi con il presidente Pallotta in primis, subito dopo il fischio finale hanno accusato l’arbitro Cakir e la sua scelta di non andare a rivedere il fallo in area su Schick nel secondo tempo supplementare. Giusto così, venire eliminati dalla Champions per un episodio da VAR (no, non il rigore su Schick ma quello fischiato a Florenzi per una trattenuta) fa male. Quello che la partita ha detto però non è che la Roma è stata eliminata per colpa dell’arbitro o del VAR, i portoghesi hanno meritato il passaggio e i giallorossi hanno da recriminare solo contro se stessi se vogliono crescere e migliorarsi. La partita Porto-Roma ci ha fatto notare che quello che stiamo giocando e che andremo a giocare è un altro calcio.

la trattenuta di Florenzi da rigore

Prendiamo il fallo di Florenzi che ha causato il rigore che è costato alla Roma l’eliminazione. Si tratta di un rigore che ci sta ma che verrà fischiato solo con il VAR. In un contesto senza VAR avremo visto una rimesse dal fondo o forse un fuorigioco fischiato. Con l’aiuto del VAR però queste trattenute anche se minime riviste al video causano gli estremi per un calcio di rigore. Un fallo ingenuo soprattutto perché quasi certamente l’attaccante del Porto non sarebbe arrivato sul pallone. Discorso simile per il fallo su Schick, senza VAR difficilmente avremo notato il leggero tocco sul suo piede. L’errore quindi sta nel non dare questo rigore se dai il primo. L’impressione è che gli arbitri si debbano ancora abituare a questo nuovo calcio dove ogni minimo episodio, se rivisto, può generare dubbi, specie se in una partita importante e decisiva come la Champions nella quale per la seconda volta in pochi minuti vieni smentito dalle immagini. Una sorta di dilemma psicologico dell’arbitro con il quale dovremo convivere almeno per i primi anni di VAR.

Il rigore che ha portato lo United ai Quarti di Champions League

Il problema però non riguarda solo gli arbitri ma anche giocatori e allenatori. Il calcio con il VAR è cambiato. Come dimostra anche il rigore concesso allo United bisogna allenarsi a saltare in difesa contro punizioni, cross o tiri liberi in maniera nuova, innaturale e con le mani non solo attaccate al corpo ma anche dietro la schiena o nascoste dalla traiettoria del tiro. In Serie A abbiamo visto tantissimi rigori fischiati per falli di mano non visti negli ultimi due anni, alcuni anche al limite della fisica. Discorso identico per i contatti in area o per i falli punibili con cartellino. Dove ci porterà questo nuovo modo di giocare al calcio? A un’esasperazione del contatto, a una minore fisicità difensiva (si giocherà solo d’anticipo) o a una suddivisione più netta tra fase di possesso e non possesso specie negli ultimi 25 metri? Diremo addio a frasi del tipo: lo ha marcato d’esperienza, si è mosso da vero lupo di mare dell’area di rigore. Una cosa è certa: con il VAR eviteremo sempre di più i gravi errori umani ma a quale calcio giocheremo?

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