Leonardo Pavoletti, o come colpire il pallone di testa

Se esistesse un dizionario del calcio aggiornato alla voce Colpo di Testa troveremo sicuramente un riferimento del tipo “vedi Leonardo Pavoletti“. L’attaccante del Cagliari è di fatto uno dei migliori giocatori nel prendere il pallone con la testa. Non soltanto perché negli ultimi anni nei primi cinque campionati europei (Ligue 1, Serie A, Bundesliga, Liga e Premier League) nessuno segna così di tanto di testa come il Pavo (22 gol in carriera in Serie A in questo modo) ma perché Pavoletti trasforma in gol traiettorie alte e deboli che per altri sarebbero dei semplici palloni imprendibili.

I movimenti all’interno dell’area di rigore da parte del Pavo sono da far vedere e rivedere nelle scuole calcio, come si diceva una volta. Lezione pratica di smarcamento, senso della posizione e capacità dell’indirizzare il pallone con la testa un po’ dove si vuole. Chi ha allenato o chi ha giocato lo sa bene: insegnare ai ragazzi a prendere il tempo per andare a impattare il pallone di testa è uno dei fondamentali più complessi. Giocano vari fattori, non per ultimo la paura. Il colpo di testa espone il giocatore a un rischio infortunio maggiore rispetto al classico tiro di piede, e bisogna anche imparare a cadere bene e ad anticipare gli avversari che in volo rappresentano un ulteriore pericolo. Inoltre per centrare bene il pallone bisogna prendere le distanze: capire quando, dove e come arriverà il cross del compagno. Non chiudere gli occhi, non avere paura, lo ripetono allo sfinimento gli allenatori nei pomeriggi post-lavoro nelle scuole calcio. Per colpire di testa bisogna avere più coraggio degli altri, non è solo una questione di centimetri, e in questo Leonardo Pavoletti è un maestro.

Il 2-1 di Pavoletti contro il Parma: un libro di testo per il colpo di testa

La rete del 2-1 al Parma, video sopra, che ha salvato il Cagliari da settimane di dura contestazione e una parte della panchina di Rolando Maran è forse il più grande capolavoro recente di quel genio di Leonardo da Livorno. In questo colpo di testa c’è tutto: senso della posizione, movimento e contro movimento per smarcarsi di continuo dagli avversari, tempo dell’anticipo e persino abilità nell’indirizzare la palla di testa in modo che il portiere non possa far nulla. A inizio azione (3:19 del video) con la palla contesa da un compagno e un avversario in fascia Pavoletti fa un paio di passi verso la porta poco prima dell’area piccola. In questo modo può andare al duello aereo in caso di traversone sporcato. La palla non arriva perché la difesa gialloblù blocca l’azione, in pochi istanti però la palla la recupera Barella, Pavoletti sa che è l’occasione buona. Fa un passo verso i due marcatori che non lo guardano, sono concentrati sull’esterno del campo dove si svolge il gioco. Lui che in queste situazioni sembra vedere il mondo a un’altra velocità rispetto agli altri ha il tempo per guardare i due difensori che lo contengono (3:26 nel video) e arretra per allontanarsi dalla marcatura e soprattutto per avere più forza grazie alla rincorsa in previsione di un cross tagliato. Barella però a questo punto fa un dribbling in più e Pavo si sposta ancora, si avvicina di nuovo verso l’area di rigore lasciando il dischetto e si mette esattamente al centro tra un difensore e l’altro. Poi arriva la palla tagliata di Barella. Il primo difensore gialloblù è troppo avanti, il secondo troppo in ritardo, nel mezzo colpisce in volo a tutta forza Pavoletti. Una sentenza.

Pavo Super Saiyan dopo la doppietta al Parma

L’aspetto più interessante del Pavoletti maestro del colpo di testa è la crescita del giocatore nel corso del tempo su questo fondamentale. Ok, il ragazzo toscano è alto 1,88, non esattamente poco, ma di giocatori più alti e spigolosi. e anche meno abili di testa del Pavo. è pieno il calcio. Prima di arrivare a Cagliari Pavoletti segnava di testa più o meno le reti che realizza un normale centravanti in questo modo: una manciata a stagione, se va bene. In Sardegna invece ne ha fatto un marchio di fabbrica portando di fatto al 50% le sue marcature di testa rispetto alle totali in Serie A. E dire che nel calcio moderno i cross a cercare la punta sono sempre meno frequenti, almeno a grandi livelli. Giro palla, verticalizzazioni e tagli di prima sono delle alternative molto più efficaci. E in questo senso Pavoletti ha un non so che di romantico nello specializzarsi in una caratteristica che sta quasi andando in disuso tra i centravanti moderni. Ma la realtà dei fatti è che la punta azzurra ha fatto di necessità virtù, dimostrando anche una grande intelligenza tattica. Negli ultimi anni il Cagliari ha di fatto faticato, e non poco, a unire la manovra tra centrocampo e attacco in maniera limpida, Maran c’era riuscito con la coppia Castro-Joao ma l’infortunio dell’argentino ha spezzato l’incantesimo. Buttare una preghiera in area è molto più semplice che imbastire azioni prolungate per i sardi e così Pavoletti ha capito che la tecnica del colpo di testa andava affinata alla perfezione, e non a caso in un paio d’anni è diventato il patrono dell’area rossoblù.

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