Noi Giovani Romani

Il ritorno degli ottavi di Champions League contro il Porto rappresenterà per Nicolò Zaniolo la prima vera serata da dentro o fuori della sua vita calcistica a livello europeo. Il 6 marzo 2019, una delle tante prime volte che il ragazzo della Roma sta affrontando in questa stagione. E la sfida ai portoghesi arriva immediatamente dopo la pesante sconfitta nel primo derby della Capitale della sua vita, a chiudere una settimana dalle emozioni forti.

Con il mondo che si è risvegliato con ancora negli occhi l’impresa dei ragazzi terribili dell’Ajax al Bernabeu è normale aspettarsi una prestazione super anche dal 19enne giallorosso. Se questa deve essere la Champions che distrugge le classiche istituzioni del pallone che lo sia fino in fondo. Anche perché all’andata a Roma Nicolò ha realizzato la sua prima doppietta, e anche i suoi primi gol, in Champions League proprio a spese del Porto. Sei presenze e due gol nella competizione per Zaniolo. Le stesse presenze, senza reti, che mise in fila l’anno scorso con la maglia dell’Inter in Youth League. Un anno e quattordici giorni dopo la vita di Nicolò è totalmente stravolta. Perché la sua carriera è cambiata così tanto con l’arrivo a Roma?

La partita di Zaniolo all’andata con il Porto

Quando si parla di Nicolò Zaniolo la maggior parte degli appassionati di calcio imputa la sua esplosione ad un errore di valutazione dell’Inter. I nerazzurri lo hanno lasciato andare senza troppi rimpianti pur di arrivare a Nainggolan, valutato più pronto per una stagione da protagonista sia in Serie A che in Europa. In realtà Zaniolo in 19 anni ha cambiato quattro squadre (Fiorentina all’inizio ed Entella poi, prima della parentesi nerazzurra) e nelle prime tre società della sua carriera era considerato un buon giocatore, a tratti un ottimo giocatore, ma nessuno aveva intravisto in lui il rendimento di quest’anno. La colpa dunque non è solo dell’Inter. Zaniolo ha semplicemente trovato la sua giusta dimensione a Roma, come quei ragazzi che faticano alle superiori ma poi fanno la giusta scelta del percorso universitario e si laureano prima dei compagni diplomati a pieni voti. La domanda è: perché Roma negli ultimi anni nel panorama italiano è la piazza perfetta per i giovani?

Zaniolo a 13 anni con la maglia 10 della Fiorentina fa già vedere tutte le sue doti di play offensivo

Storie come quella di Totti o De Rossi sarebbero state possibili altrove? E Zaniolo avrebbe giocato gli stessi minuti in un’altra squadra presente in Champions League tra le italiane di quest’anno? Nicolò non è un figlio di Roma come i due mostri sacri giallorossi citati ma probabilmente solo il clima della squadra di Di Francesco ha potuto permettere una sua così rapida crescita. Aiutata e non poco dalla convocazione di Mancini in Nazionale prima ancora dell’esordio in A. A Roma ha trovato un centrocampo che aveva bisogno della sua qualità per unire i reparti in fase offensiva. Non a caso nelle prime cinque partite stagionali con lui in panchina la Roma ha vinto solo una gara (1-0 sul Toro). Sia De Rossi che Nzonzi hanno faticato a fare gioco con Cristante e Pellegrini ad agire da mezzala. Il risultato è stato un centrocampo statico ed esterni troppo isolati. L’ingresso in scena di Zaniolo ha fatto da collante tra i reparti perché, come si nota nel video sopra al Torneo Selis, già a 13 anni Nicolò mostrava ottime doti da play avanzato. In questo senso forse sta l’errore più grande dell’Inter: non aver capito di avere in casa la pedina mancante per unire centrocampo e attacco e creare maggiori occasioni per Icardi, prima del ritiro della fascia.

Oltre all’aspetto tattico l’esplosione di Zaniolo dipende molto da un fattore umorale della piazza romana e dalle scelte societarie della gestione Monchi della prima e della seconda ora. Roma è la piazza perfetta per un giovane perché si innamora facilmente dei suoi giocatori e perché l’obiettivo stagionale non è per forza la vincita di un titolo, e questo permette di sperimentare con meno pressioni. Pensate alla differenza tra la storia di De Rossi alla Roma e quella di Marchisio alla Juventus. Entrambi hanno avuto alti e bassi ed entrambi rappresentano una bandiera per le rispettive squadre, ma i bianconeri quando hanno visto faticare il proprio giocatore nel trovare un buon rendimento non hanno aspettato troppo prima di dargli un delicato benservito. Infine da quando Monchi è a Roma l’obiettivo dichiarato è quello di prendere giovani interessanti e trasformarli in giocatori pronti da vendere a peso d’oro. Una tattica che a Siviglia ha ripagato, con alcuni passi a vuoto ma anche con diversi titoli, e che per il momento sta stentando a Roma, anche perché, forse, la semifinale di Champions dell’anno passato ha alzato l’asticella delle aspettative per la stagione in corso, e confermarsi cambiando tanto non è mai facile. Di sicuro c’è che i “Giovani Romani” tra i 19 e i 24 anni (Da Kluivert a Pellegrini e Cristante) stanno facendo esperienza e promettono bene per il futuro, perché Roma non è un Paese per vecchi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *